Poemetto semi-serio in versi semi-liberi

di Valentina Daelli

(Semi-storia della depressione)

La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri.
– Stéphane Mallarmé

Dapprima fu il colore a spegnersi pian piano,
il gusto, la passione, il tatto della mano.
Perdevo gli interessi, crollava anche l’aspetto,
soltanto io speravo di rimanere a letto.

Ma mentre una mansarda sui tetti di Parigi
sarebbe stata bene con i miei umori grigi,
ben presto realizzai scaldandomi una boule:
purtroppo ai giorni nostri lo spleen non è più cool.

Cercando di trovare risposte e soluzioni
pensai di ritracciare le storiche visioni.
Deciso ad indagare della tristezza il senso
rivolsi il guardo addietro sperando in un consenso.

I medici mi ricevettero,
tra una consulta e l’altra,
con un bisturi in ogni mano,
saturi di aureomicina,
sempre più occupati ogni giorno.
– Pablo Neruda

Ab ovo ritornato, cercando una risposta,
nell’uomo primitivo con fede mia riposta,
dinnanzi alla caverna or giunsi al gran santone
e posi la domanda “Qual cura mi propone?”

Scuotendo appena il capo di neolitica saggezza
mi disse “Oh, infelice, non è solo tristezza:
di forze innaturali sei schiavo, posseduto,
di spiriti maligni il cranio si è imbevuto.

Se a libertà tu aneli dal male che ti affligge
fiducia devi avere nella punta che trafigge.
Per far scappare il demone la cura io produco:
con un sottile trapano nel cranio un solo buco.”

“Se pure la mia mente di neri uccelli è piena
ancora non la sento proprio del tutto aliena.
Mi spiace poi attaccarmi a sciocche vanità,
ma invero io ci tengo a una certa integrità.

Pensavo a una pozione, chessò, pure a un veleno.
Di buchi, la ringrazio, ne faccio ancora a meno.”
Volgendo ormai le spalle all’era della pietra
più lesto mi diressi alla patria di Demetra.

Nell’isola di Kos, dell’Ellade gran vanto,
Ippocrate ristava e a lui rivolsi il pianto.
“Ascoltami, Asclepiade, ascolta la mia pena
che l’anima mi strazia siccome una cancrena.

Non dormo, io, non mangio, non posso stare cheto.
Per l’animo abbattuto conosci un amuleto?”
“Diagnosi assai chiara: è il corpo, non la mente.
Ed è di nera bile che soffri amaramente.

Son quattro i nostri umori, che insieme combinati
alla salute portano da quando siamo nati.
Melanconia ti affligge, ma se cura cercassi
io purghe ti consiglio, oppure dei salassi.”

Ma ahimè non fu un salasso a dare un contributo,
di nuovo ripartii cercando un altro aiuto.
“Non è patologia”, Aristotele mi disse,
“ma innata inclinazione che l’anima sconfisse.

Codesta bile nera è tratto assai diffuso
nell’uomo d’eccellenza ed alle arti uso.
Trattieniti dal vino, persino dal piacere,
e la moralità potrà poi prevalere.”

Diversa l’opinione di Areteo di Cappadocia
“Melanconia talvolta nella follia poi sfocia.
Ti dico, del piacere non devi aver timore,
ché anzi in questo caso è medico l’Amore.”

Ma Amore allor mi parve invece un gran veleno
e tosto mi rivolsi al celebre Galeno.
Di nuovo sugli umori basò la spiegazione
e su mia atra bile ei pose l’attenzione.

“Da fegato o cervello arriva questo male,
che giunge a perturbare lo spirito animale.”
Di ellèboro una purga, seguendo il suo consiglio:
ma senza giovamento partii con gran cipiglio.

Diversa spiegazione portò la prima Chiesa
che il corpo trascurò aprendo una contesa:
se il male della mente nella Cristianità
potesse attribuirsi a demonio o santità.

 Ma quando mi cercarono il marchio sulla pelle
e scorsi in lontananza di un rogo le fiammelle,
temendo assai di incorrere in calorosi guai
raccolsi la tristezza e poi mi dileguai.

In Inghilterra alfine io giunsi trafelato
e scorsi finalmente un clima illuminato:
a visione naturale della melanconia
di Vives e Burton le opere aprirono la via.

Tornando mestamente al tempo quotidiano
mi ritrovai ad avere ben poche cose in mano.
Poi lessi la notizia passata dalla rete:
“Si abbatte la tristezza or con un nuovo ariete.”

Il medico mi disse “E’ una stimolazione
profonda nel cervello, e lì sarà l’azione.
Se proprio vuoi guarire la cura io produco:
con un sottile trapano nel cranio un solo buco.”

Se nei moderni tempi di nuovo si propone
di trapanare il cranio, brillante soluzione,
dovrò cedere infine ad una cicatrice
sperando nel frattempo di vivere felice.

I write of melancholy,
by being busy to avoid melancholy.
– Robert Burton

Happiness
(bang bang shoot shoot)
– John Lennon