Sismologi, dite qualcosa di scientifico a Quagliariello… dite qualcosa!

di Valerio Congeduti

Durante la trasmissione Brontolo dell’11 febbraio, l’onorevole Gaetano Quagliariello del Pdl si lancia in un ardito confronto tra il terremoto dell’Aquila e quello dell’Emilia. La differenza nel numero delle vittime dipenderebbe, secondo Quagliariello, dal fatto che il centro storico dell’Aquila era fatiscente già prima del sisma.Image

Già in passato erano stati proposti paragoni tra terremoti e tra terremotati, per fare una classifica di chi è stato più diligente, chi più discolo, chi più sfigato, e così via. In questo caso, però, le affermazioni di Quagliariello sono un vero attentato alla scienza. Immagino (mi auguro) che tutti i sismologi in ascolto in quel momento siano saltati in piedi sulle sedie e sui divani, in preda all’orrore per quanto veniva dichiarato. Siccome, però, non mi è capitato di imbattermi in comunicati, smentite o petizioni contro il compagno di partito di Berlusconi, mi permetto di approfittare io stesso delle circostanze per sfatare un po’ di miti.

2012: terremoto Emilia; Mw 5.8; 27 vittime
2009: terremoto L’Aquila; Mw 6.3; 309 vittime
1995: terremoto Kobe; Mw 6.8; 6434 vittime

Per chi non lo sapesse Kobe sta in Giappone. Quagliariello vorrà forse sostenere che il minor numero di morti in Emilia e all’Aquila si spiega perché Kobe (in Giappone, ripeto) aveva costruzioni fatiscenti?

Improbabile. E allora c’è bisogno che qualcuno spieghi a Quagliariello i seguenti punti:

1. La scala Richter è logaritmica. “In termini di energia rilasciata, una differenza di magnitudo pari a 1.0 è equivalente ad un fattore 31.6” (fonte: Wikipedia). Un terremoto 5.8 e uno 6.3 non sono affatto “simili”, così come un 6.3 non è simile a un 6.8. Capito Quagliariello?

2. I danni causati da un sisma dipendono anche dalla distanza dei centri abitati rispetto all’epicentro. Il terremoto del 29 maggio 2012 è avvenuto a oltre 20 km da Modena. Il terremoto del 6 aprile 2009 a soli 2 km dall’Aquila.

3. Il numero di vittime e di edifici danneggiati è direttamente proporzionale al numero di abitanti e di edifici costruiti nelle zone prossime all’epicentro. Il maggiore impatto del terremoto aquilano trova spiegazione anche nella sua vicinanza a una città capoluogo di regione, non a comuni di poche migliaia di persone. Per non parlare di Kobe, che supera il milione di abitanti.

4. A determinare la distruttività di un sisma, ben più della scala Richter, intervengono altri fattori, come l’accelerazione al suolo.

Le mie competenze si fermano qui e mi taccio. Sarebbe bello che ogni tanto queste cose venissero spiegate anche da sismologi. Sarebbe bello che venissero chiamati più spesso a smontare il senso comune, scientificamente e storicamente infondato, che imperversa nei discorsi quotidiani (“terremoti simili”; “in Giappone non se ne sarebbero neanche accorti” et similia). In fondo, è in questo che i sismologi sono davvero competenti, non in materie giuridiche.

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