Scuola: perché i precari non vogliono il concorso

di Isabella Buono, Matteo De Giuli, Roberta Fulci

Martedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando del concorso per l’assunzione di 11.542 docenti nelle scuole di ogni ordine e grado.

Secondo il Ministro Profumo, il concorso è un primo passo per aprire le porte ai giovani e fare largo alla meritocrazia. Precari della scuola e sindacati parlano invece di concorso-truffa. Per capire perché siamo andati alla manifestazione che hanno organizzato sabato 22 a Roma.

Comunicati stampi

di Davide Mancino

Riportiamo di seguito un comunicato stampa che ci è arrivato in data odierna.

Per la salute del lettore abbiamo aggiunto qualche a capo, ma il resto – garantiamo – è tutto come l’abbiamo ricevuto.

COMUNICATO STAMPA

Si chiama Mario Grieco, giovane irpino, un diploma di perito elettronico in possesso e tanta passione honoris causa d’ingegneria meccanica alle spalle, è stato questo giovane passionario di sicurezza stradale a brevettare un dispositivo meccanico capace di salvare migliaia di vite umane e ridurre al minimo il rischio di lesioni gravi.

Un brevetto, tanto per dirla, alla Zola’ capace di prendere la realtà e sbatterla in faccia alla sicurezza, una realtà, questa, colta dai più autorevoli centri di ricerca mondiali, tra essi l’MIT di Boston con il quale sono in corso trattative per l’implementazione del brevetto.

Si tratta di un dispositivo di sicurezza dei conducenti di Tir e autobus i quali sono costretti alla guida in spazi davvero limitati, pregiudizievoli alla loro sicurezza in caso d’impatto o incidente.

Il dispositivo del giovane Grieco, garantirebbe, simulazione effettuata al computer, una riduzione di oltre il 50% delle lesioni gravi, questo grazie alla meccanica d’arretramento progressivo del posto di guida del conducente.

Easy Grave: trova la tomba con l’app

di Davide Mancino

Un software per PC e smartphone consente di orientarsi nei cimiteri. Per non smarrirsi e trovare il percorso più breve per visitare i cari defunti.

A volte i cimiteri possono essere un labirinto di percorsi tortuosi, confusi, in apparenza tutti uguali. Per aiutare i visitatori nel loro omaggio ai cari estinti, l’Università degli Studi del Molise ha sviluppato il progetto Easy Grave: un software che semplifica la ricerca del percorso migliore fra l’ingresso del cimitero e una tomba, sepoltura o cappella.

Autore dell’opera è un giovane laureato in informatica, Filiano Di Maria. Insieme a lui Giovanni Capobianco, docente dell’ateneo molisano. È quest’ultimo a spiegare che “l’utente inserisce gli estremi del caro estinto e, sulla mappa del cimitero, viene disegnato il percorso tra l’ingresso e la residenza eterna del corpo del defunto”.

Tale percorso viene calcolato tramite degli algoritmi matematici in grado di stabilire il tragitto più breve fra due punti. Oltre a quelle predefinite, Easy Grave può utilizzare anche mappe satellitari derivate da Google Earth oppure fotografie aeree della zona.

Il GPS del telefono viene invece utilizzato quando “l’utente vuole passare da una tomba all’altra senza dover tornare all’ingresso, oppure se vuole sapere a che punto del cammino si trova sulla via del triste omaggio”.

Nonostante la (relativa) semplicità di Easy Grave, il suo sviluppo è stato segnato da diversi inconvenienti. Come racconta Capobianco, “l’idea è nata al termine del corso di calcolo numerico da un gruppo di studenti che dovevano implementare una tesina per la parte pratica dell’esame”. Quando però il progetto non è andato a buon fine, “Di Maria ha ripreso lo spunto e l’ha ampliato per la sua tesi di laurea”.

La parte più difficile, tuttavia, è arrivata quando nell’università si è diffusa la voce del lavoro in corso. Capobianco ricorda infatti “l’ironia e gli scongiuri che hanno accompagnato ovunque Di Maria: mentre si trovava in aula studio, ma anche al bar. Nell’intero complesso universitario”.

Sono ancora in fase di studio estensioni del software per migliorarne le funzionalità. Fra queste, per esempio, un modulo relativo alla “gestione amministrativa del cimitero”.

Squalo a Ostia: meglio non fidarsi… di Repubblica.it

di Valerio Congeduti

Repubblica.it dimostra di avere le idee poco chiare sulla pericolosità degli squali. Ieri pubblicava una galleria fotografica dal titolo “Squalo Blu, predatore temibile ed elegante”. Ecco la prova.

Stamattina quel servizio ha cambiato titolo, passando al più rassicurante “Squalo Blu, l’elegante predatore non fa paura”.

Nell’articolo di ieri si diceva che l’uomo è tra le prede preferite dello Squalo Blu. Nella versione odierna invece risulta che “è solo potenzialmente pericoloso per l’uomo, infatti nella classifica si piazza agli ultimi posti per attacchi alla razza umana”.

Che è successo nelle ultime 24 ore per giustificare un ritocco così pesante del pezzo già pubblicato? Semplice: un esemplare di Squalo Blu, che altri non è che una Verdesca, è stato avvistato a Ostia ad appena pochi metri dalla spiaggia. Ed ecco che l’esigenza pedagogica di rassicurare i bagnanti ha avuto il sopravvento sulla smania di sensazionalismo del quotidiano di Roma. In un nuovo articolo, uscito in giornata, sull’avvistamento di Ostia, si sostiene addirittura che si tratterebbe di “esemplari innocui”.

Ma dove si colloca la verità lungo l’asse che congiunge psicosi e imprudenza? Fossi in voi, non cercherei la risposta su Repubblica.it, ma in rete. Ad esempio sull’International Shark Attack File (ISAF), un database curato dal Florida Museum of Natural History che raccoglie e cataloga tutti gli attacchi di squali documentati dal 1580 a oggi. Ebbene al 2011 risulta che la Verdesca o Squalo Blu o Prionace glauca, si è resa protagonista di 34 attacchi alla specie umana. Soltanto in 8 casi, di cui 4 fatali, l’attacco non è stato provocato da un precedente comportamento aggressivo o imprudente della vittima. Insomma, un’eventualità decisamente rara! Gli squali infatti non gradiscono nutrirsi di esseri umani, tuttavia ogni tanto non disdegnano un assaggino, magari sperando si tratti di qualcosa di più polposo e saporito, ad esempio una foca. Come spiega il direttore dell’ISAF George Burgess, “praticamente ogni squalo di dimensione maggiore o uguale a 1 metro e 80 rappresenta una minaccia potenziale per gli esseri umani”.

Quindi Repubblica.it sbagliava ieri a considerare l’uomo come uno dei piatti preferiti dello squalo, ma sbaglia anche oggi a dire che si tratta di animali innocui. La scelta se restare in acqua o uscire è solo vostra.

I chihuahua del potere

di Davide Mancino

Il giornalismo scientifico non ha denti e non fa male.

Partiamo dall’inizio e mettiamo da parte il fatto che anche chi scrive di scienza – come chi scrive di tutto il resto – racconta storie. Anzi, ricordiamolo, per un momento. Noi le raccontiamo perché chi ci legge quelle storie le vuole sentire. Questo è pacifico: se i lettori fossero interessati solo a equazioni e dati potremmo programmare (in cinque minuti: non è difficile) un bel software con cui mettere su giornali e riviste. Così non è, e per questo serviamo noi. È una metà fondamentale del nostro lavoro.

Poi però c’è l’altra parte, quella più seria, quella che non è solo scrivere storielle. Una cosa si dice sempre – con una grande parte di ipocrisia, ma anche un po’ di verità: il giornalismo è il cane da guardia del potere. Ma un cane per fare la guardia deve fare paura. Nessuno scapperebbe da un barboncino. I denti servono. Puoi anche non usarli, ma devi far vedere che ce li hai.

Ma questo vale per la politica, che c’entra la scienza?”, dirà qualcuno. Vale per la politica, è vero. Ma la politica non è l’unica forma di potere, solo quella più evidente. E anche la scienza è politica. Se non per le forme della ricerca (forse, ma questo è un altro discorso), ma almeno per le decisioni che bisogna prendere. Finanziamenti, posizioni, riunioni, accordi, progetti, alleanze. Per tutto questo e per il potere che gli scienziati hanno, mentre la conoscenza avanza. È un bene o male? Ne possiamo discutere. Io scrivo di scienza, quindi forse la mia risposta è ovvia. Ma, comunque sia, questa cosa è successa, sta succedendo ora mentre leggete, e continuerà a succedere nei prossimi anni. Le grandi scoperte della medicina e le armi nucleari, una vita più comoda e il rischio di distruggere il pianeta. La minaccia e la promessa: il risultato della nostra volontà di controllare il mondo, che abbiamo affidato alla scienza. E a chi altri, se no?

Ma se nessuno trova strano che i giornalisti chiedano conto a un politico delle sue azioni, non c’è motivo per cui con uno scienziato deve essere diverso. Chi scrive esercita anche una forma di controllo, e quando lo fa non è uno scienziato. Non sullo stesso piano. Né superiore, né inferiore a chi fa ricerca. È soltanto un altro lavoro, un lavoro diverso. Certo non il trombettiere della scienza o di chi la fa.

Scrittori veri – non figli incestuosi – possono fare questo lavoro pur sapendo che una separazione vera è impossibile, ma almeno provandoci. Anche questa è libertà.

Il messaggio nascosto

(Questa è un’esercitazione!!!)

di Antonio Pilello, Fabio Perelli, Elena Rinaldi

Gli alieni stanno arrivando. Gli ultimi due anni sono passati velocemente, tra grandi preparativi e incredibili aspettative. Il governo invita ogni giorno alla calma, a non fare eccessive scorte di cibo e di acqua. Per ora non è prevista alcuna interruzione dei servizi primari. Tutto il possibile è stato fatto per accogliere al meglio i nostri vicini. Domani sarà un giorno speciale, il più importante dell’umanità. Lo hanno chiamato “l’Evento”.

Lo dobbiamo ai pirati informatici John T. e David L. se tutti noi potremo assistere all’incontro tra la nostra delegazione e quella dei visitatori. Il messaggio degli alieni era già stato decifrato 17 anni fa, ma venne tenuto segreto dagli scienziati e dai governi. Ci hanno detto di aver agito per il nostro bene, per evitare che si scatenasse il panico generale. Il mondo, secondo loro, non era ancora pronto, e forse non lo sarebbe mai stato.

Se i due ragazzi non avessero violato il supercomputer del Pentagono, dando inizio all’”aliengate”, l’incontro si sarebbe svolto in gran segreto e non avremmo mai saputo nulla per chissà quanti anni ancora. Per fortuna è andata diversamente. Domani potremo assistere a qualcosa di grandioso, come è giusto che sia. Gli alieni sono venuti per tutti, e non sembrano nemmeno possedere il concetto di nazione. Le astronavi atterrano negli Stati Uniti solo nei film ed è significativo che tra tutti i continenti abbiano scelto l’Africa.

Negli ultimi mesi, gli scienziati hanno cercato di recuperare la fiducia del grande pubblico. Se abbiamo raggiunto un tale livello di benessere lo dobbiamo soprattutto a loro, non dimentichiamolo. Probabilmente hanno agito in buona fede, pensando che aspettare fosse la scelta più giusta. Bisogna anche tener conto delle forti pressioni dei governi e dei militari. Chi di noi si sarebbe comportato meglio in una simile situazione? La grande novità di questa vicenda è il dialogo: la scienza e il pubblico possono comunicare, hanno finalmente iniziato a farlo e la blogosfera offre a tutti l’opportunità di esprimere il proprio parere.

Anche Hydescience potrebbe rivelarsi un utile strumento di confronto. Quali sono le vostre opinioni in proposito? Attendiamo i vostri commenti.

PS Questa non è una storia realmente accaduta (o forse no?!). Si tratta di un piccolo esperimento per capire l’importanza della blogosfera nel creare, o ricostruire, un rapporto di fiducia tra scienziati e pubblico. I “numerosi” lettori di Hydescience sono invitati ad immedesimarsi nella storia e a scrivere i loro commenti pro/contro la scienza e gli scienziati.

Serious science is serious #2

Scienza e notizie di cui potevate fare a meno, volume #2.

Pare che questa volta abbiamo una bella fetta dedicata al sesso, quindi è un po’ NSFW. Avvisati! (Ma niente immagini, mi spiace 😉 )

Le giustificazioni sono due:

1) E’ stato un caso;

2) Il sesso fa sempre ascolti/lettori/contatti. Sappiate che al Master c’è chi travia le nostre giovani e innocenti menti con queste idee, quindi prendetela con loro (o ringraziateli).

Ecco a voi le ambite notizie:

  • Secondo Symantec, nota casa produttrice di anti-virus, “i siti religiosi sono molto più rischiosi di quelli porno”. E spiegano anche il perché;
  • La guerra al terrore come non l’avete mai vista: al-Quaeda nascondeva i suoi documenti segreti in un film porno intitolato (per l’amor del cielo non chiedetemi perché) Kick-Ass;
  • Non so proprio come presentarvi questa ricerca, ma il titolo è abbastanza self-explanatory: “Ovulatory cycle effects on tip earnings by lap dancers: economic evidence for human estrus?“. Ogni commento è superfluo;
  • Insoddisfatti del cibo moderno? C’è sempre una guida per cucinare come i cavernicoli:
  • Un esperimento quantistico mostra l’effetto prima della causa. Ma quant’è bella la fisica?
  • Super Mario è difficile. No, non in quel senso, nell’altro;
  • Scienziati usano laser per creare e deviare fulmini. Beccati questa Zeus!
  • Legislatori eletti in modo casuale possono migliorare l’efficienza del Parlamento. Uno studio di ricercatori italiani: perché la cosa non mi sorprende?
  • Il servizio segreto inglese pubblica dei paper inediti di Alan Turing. Sono stati così rivoluzionari, dicono, da dover essere segretati per cinquant’anni. E se vi interessa la storia di Turing, non perdete lo speciale su scienzainrete che andrà su agli inizi di giugno. Festeggieremo insieme il centenario della sua nascita (sul serio, non perdetelo: al Master ci siamo fatti un culo così per tirarlo su. Capito? Capito?!?).

Ciao e alla prossima!