Comunicati stampi

di Davide Mancino

Riportiamo di seguito un comunicato stampa che ci è arrivato in data odierna.

Per la salute del lettore abbiamo aggiunto qualche a capo, ma il resto – garantiamo – è tutto come l’abbiamo ricevuto.

COMUNICATO STAMPA

Si chiama Mario Grieco, giovane irpino, un diploma di perito elettronico in possesso e tanta passione honoris causa d’ingegneria meccanica alle spalle, è stato questo giovane passionario di sicurezza stradale a brevettare un dispositivo meccanico capace di salvare migliaia di vite umane e ridurre al minimo il rischio di lesioni gravi.

Un brevetto, tanto per dirla, alla Zola’ capace di prendere la realtà e sbatterla in faccia alla sicurezza, una realtà, questa, colta dai più autorevoli centri di ricerca mondiali, tra essi l’MIT di Boston con il quale sono in corso trattative per l’implementazione del brevetto.

Si tratta di un dispositivo di sicurezza dei conducenti di Tir e autobus i quali sono costretti alla guida in spazi davvero limitati, pregiudizievoli alla loro sicurezza in caso d’impatto o incidente.

Il dispositivo del giovane Grieco, garantirebbe, simulazione effettuata al computer, una riduzione di oltre il 50% delle lesioni gravi, questo grazie alla meccanica d’arretramento progressivo del posto di guida del conducente.

Le sei età della vita: recensione della mostra “Da zero a cento”

di Fabio Perelli

Arte e scienza danno forma a un fecondo connubio che ci consente di rivivere, metaforicamente, le sei età della vita. Nella cornice della Triennale di Milano, il percorso espositivo “Da zero a cento” ci accompagna idealmente lungo il lento cammino della crescita della persona, da zero a cento anni di età.

In verità, il cammino inizia ancor prima, in quello spazio accogliente e rassicurante che è il grembo materno. L’artista Gabriel Orozco ci fa dono del ventre gravido della compagna, che galleggia nell’acqua della vasca da bagno suggerendo l’immagine di un uovo, un altro simbolo di nascita e procreazione.

All’arte si accompagna la scienza, grazie a immagini e video che diffondono in un linguaggio semplice le ultime scoperte in termini di sviluppo embrionale e rapporto tra madre e feto. Si scopre, così, che un individuo che non è ancora venuto al mondo è in grado di fare delle scelte che avranno un peso notevole nel prosieguo della sua vita. Il feto, e la madre, decidono da subito se il futuro nascituro sarà una persona forte, fragile, serena o stressata. E’ inquietante, ma è realtà.

Il bambino, finalmente, è nato, e nell’area successiva è rappresentata l’età infantile. Un’intera stanza è riempita di palle e palloni di ogni colore e dimensione. Per ridare a chi l’avesse persa l’emozione del gioco, che caratterizza la nostra infanzia. Il film muto dell’israeliano Guy Ben-Ner è un capolavoro di espressività. Si rifà a un fatto storico realmente accaduto: il ritrovamento, nelle campagne francesi del diciottesimo secolo, di un bambino “selvaggio”, vissuto a stretto contatto con la natura, senza traccia di educazione umana. Il film ripercorre i bizzarri tentativi, coronati infine da successo, del suo nuovo padre adottivo di riportare il piccolo alla dimensione “umana”, insegnandogli a parlare, a camminare sulle sue gambe, e a condurre una vita integrata nella società.

La scienza ci spiega invece come siamo stati in grado, negli scorsi decenni, di debellare malattie e povertà. I bambini non muoiono più di fame, e si sviluppano forti e robusti grazie alle nuove condizioni di vita agiate. Ma, come recita un vecchio detto, sotto certi aspetti, forse, “si stava meglio quando si stava peggio”. Un ambiente igienizzato in modo quasi maniacale ha sì portato alla riduzione dei germi, ma ha contemporaneamente provocato l’insorgenza di asma e allergie. Un bambino, oggi, è più alto, più forte e più intelligente che in passato. Ma il risvolto della medaglia è il grande aumento dei casi di miopia infantile, dovuti all’eccessivo tempo dedicato alla lettura.

La terza età non è più, come in passato, quella della vecchiaia. Descrive piuttosto l’adolescenza, una delle fasi più cruciali della crescita, ma allo stesso tempo tra le più delicate. L’uomo si distingue dagli altri animali proprio per il suo passaggio attraverso questa età, che porta alla maturazione sessuale ma non ancora a quella psicologica. L’adolescente “gioca” a comportarsi da adulto, ma si scontra continuamente con la realtà, e con le sue svariate difficoltà da affrontare.

Ryan McGinley, con i suoi scatti rubati a ragazzi e ragazze che esibiscono senza vergogna la propria nudità, mette in risalto, finalmente, questa difficile età della vita, trascurata tradizionalmente dall’arte.

Interessante, dal punto di vista scientifico, il concetto dei “nativi digitali”. Gli adolescenti di oggi sono cresciuti davanti agli schermi dei computer, sfidandosi fra di loro con i videogiochi e scrivendosi con i telefonini. Libri, giornali e lettere, che hanno accompagnato la crescita delle generazioni passate, sono da loro visti come una realtà di tipo secondario, per certi versi già anacronistica.

La quarta età, quella della gioventù, parla di attrazione sessuale, di accoppiamento, di formazione di nuove famiglie. Della nuova condizione della donna, emancipata e lanciata nel mondo del lavoro come mai in precedenza. L’arte di Ottonella Mocellin mette in evidenza come la realtà di una nuova giovane coppia venga drasticamente ribaltata in seguito all’arrivo di un nuovo membro della famiglia. La scienza rivela invece le caratteristiche fisiche e fisiologiche che attraggono sessualmente il maschio e la femmina.

Continuando nell’ideale cammino della vita umana, si passa per l’età della maturità, la quinta. Cindy Sherman ci mostra le immagini delle donne di mezz’età che si crogiolano nell’agio ma mostrano già i primi segni dello scorrere del tempo. La scienza, dal canto suo, pone l’accento sull’importanza della cura del fisico e della salute. Si tratta di un’età cruciale, in cui è ancora possibile prendere le dovute precauzioni per garantirsi una vita il più possibile lunga e sana.

L’ultima parte della mostra è dedicata al tramonto dell’esistenza: la sesta, e ultima età. La giapponese Miwa Yanagi rende omaggio alla vecchiaia tramutando il corpo fresco e perfetto di giovani modelle nell’aspetto saggio e maturo delle donne anziane che saranno domani, dando forma alla loro stessa immaginazione.

La scienza dimostra come l’invecchiamento giunga sempre più tardi rispetto al passato, e anche le temute malattie della sesta età si fanno sempre più lontane e sporadiche. E mette in primo piano le gesta dei “grandi vecchi”, uomini in grado di distinguersi nei diversi aspetti della vita una volta giunti al traguardo della loro esistenza.

“Da zero a cento” è un percorso espositivo di ottimo impatto, in grado di offrire spunti di riflessione e sensazioni, a volte, persino nostalgiche. Arte e scienza si muovono a braccetto per offrire un vasto e vario panorama di contenuti interattivi e multicolori. Il cammino dalla fase fetale alla vecchiaia è lungo e sempre più ricco di stimoli e opportunità. La società di oggi presenta i suoi pregi e i suoi difetti, ma concede a ognuno la possibilità di trovare la propria strada e la propria realizzazione nel corso di un’esistenza che si fa sempre più frastagliata e duratura.Image

Poemetto semi-serio in versi semi-liberi

di Valentina Daelli

(Semi-storia della depressione)

La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri.
– Stéphane Mallarmé

Dapprima fu il colore a spegnersi pian piano,
il gusto, la passione, il tatto della mano.
Perdevo gli interessi, crollava anche l’aspetto,
soltanto io speravo di rimanere a letto.

Ma mentre una mansarda sui tetti di Parigi
sarebbe stata bene con i miei umori grigi,
ben presto realizzai scaldandomi una boule:
purtroppo ai giorni nostri lo spleen non è più cool.

Cercando di trovare risposte e soluzioni
pensai di ritracciare le storiche visioni.
Deciso ad indagare della tristezza il senso
rivolsi il guardo addietro sperando in un consenso.

I medici mi ricevettero,
tra una consulta e l’altra,
con un bisturi in ogni mano,
saturi di aureomicina,
sempre più occupati ogni giorno.
– Pablo Neruda

Ab ovo ritornato, cercando una risposta,
nell’uomo primitivo con fede mia riposta,
dinnanzi alla caverna or giunsi al gran santone
e posi la domanda “Qual cura mi propone?”

Scuotendo appena il capo di neolitica saggezza
mi disse “Oh, infelice, non è solo tristezza:
di forze innaturali sei schiavo, posseduto,
di spiriti maligni il cranio si è imbevuto.

Se a libertà tu aneli dal male che ti affligge
fiducia devi avere nella punta che trafigge.
Per far scappare il demone la cura io produco:
con un sottile trapano nel cranio un solo buco.”

“Se pure la mia mente di neri uccelli è piena
ancora non la sento proprio del tutto aliena.
Mi spiace poi attaccarmi a sciocche vanità,
ma invero io ci tengo a una certa integrità.

Pensavo a una pozione, chessò, pure a un veleno.
Di buchi, la ringrazio, ne faccio ancora a meno.”
Volgendo ormai le spalle all’era della pietra
più lesto mi diressi alla patria di Demetra.

Nell’isola di Kos, dell’Ellade gran vanto,
Ippocrate ristava e a lui rivolsi il pianto.
“Ascoltami, Asclepiade, ascolta la mia pena
che l’anima mi strazia siccome una cancrena.

Non dormo, io, non mangio, non posso stare cheto.
Per l’animo abbattuto conosci un amuleto?”
“Diagnosi assai chiara: è il corpo, non la mente.
Ed è di nera bile che soffri amaramente.

Son quattro i nostri umori, che insieme combinati
alla salute portano da quando siamo nati.
Melanconia ti affligge, ma se cura cercassi
io purghe ti consiglio, oppure dei salassi.”

Ma ahimè non fu un salasso a dare un contributo,
di nuovo ripartii cercando un altro aiuto.
“Non è patologia”, Aristotele mi disse,
“ma innata inclinazione che l’anima sconfisse.

Codesta bile nera è tratto assai diffuso
nell’uomo d’eccellenza ed alle arti uso.
Trattieniti dal vino, persino dal piacere,
e la moralità potrà poi prevalere.”

Diversa l’opinione di Areteo di Cappadocia
“Melanconia talvolta nella follia poi sfocia.
Ti dico, del piacere non devi aver timore,
ché anzi in questo caso è medico l’Amore.”

Ma Amore allor mi parve invece un gran veleno
e tosto mi rivolsi al celebre Galeno.
Di nuovo sugli umori basò la spiegazione
e su mia atra bile ei pose l’attenzione.

“Da fegato o cervello arriva questo male,
che giunge a perturbare lo spirito animale.”
Di ellèboro una purga, seguendo il suo consiglio:
ma senza giovamento partii con gran cipiglio.

Diversa spiegazione portò la prima Chiesa
che il corpo trascurò aprendo una contesa:
se il male della mente nella Cristianità
potesse attribuirsi a demonio o santità.

 Ma quando mi cercarono il marchio sulla pelle
e scorsi in lontananza di un rogo le fiammelle,
temendo assai di incorrere in calorosi guai
raccolsi la tristezza e poi mi dileguai.

In Inghilterra alfine io giunsi trafelato
e scorsi finalmente un clima illuminato:
a visione naturale della melanconia
di Vives e Burton le opere aprirono la via.

Tornando mestamente al tempo quotidiano
mi ritrovai ad avere ben poche cose in mano.
Poi lessi la notizia passata dalla rete:
“Si abbatte la tristezza or con un nuovo ariete.”

Il medico mi disse “E’ una stimolazione
profonda nel cervello, e lì sarà l’azione.
Se proprio vuoi guarire la cura io produco:
con un sottile trapano nel cranio un solo buco.”

Se nei moderni tempi di nuovo si propone
di trapanare il cranio, brillante soluzione,
dovrò cedere infine ad una cicatrice
sperando nel frattempo di vivere felice.

I write of melancholy,
by being busy to avoid melancholy.
– Robert Burton

Happiness
(bang bang shoot shoot)
– John Lennon

The colour of thought: inside and outside brains in visual art.

di Elena Fanelli

In april 2001 a street exhibition linked with “BrainForum”, the annual forum about neuroscience, opened in Milan.
It was called “The color of thought” and there was almoust 30 panel with giant images of brain events compared to modern art paintings by famous painters of last century.

Here some examples:

To the left of the image of a neuron. To the right of ‘The Fountain’ by Gustav Klimt (1909)

To the left brain damage. To the right ‘Camouflage’ by Andy Warhol (1987)

To the left growing astrocytes. To the right ‘Red Plastic’ by Alberto Burri (1961)

The tecnique they used for make these photos is called “Brainbow” technique and it works some ways like tv or computer monitor.
All colors in old monitors were formed by mixing three primary colors: cyan, magenta and yellow. In graphics is called Tri-color technique.
Actual monitors uses four-color process or more (adding for example green in the primary colors). This is the reason why when you try to run an old videogame the computer asks you to change the monitor resolution to 256 colours.

In neuroscience there was an old tecnique to “coloured” brain cells invented by Camillo Golgi in 1873 but it allowed to color just few neuron at time.
The 256 video resolution.

This new tecnique, developed in the Spring of 2007 by a team led by Jeff W. Lichtman and Joshua R. Sanes, both professors of Molecular & Cellular Biology in the Department of Neurobiology at Harvard Medical School, consist in a genetic engineering stuff.

In substance they have modified the DNA of some mice with inserted fluorescence genes from coral, jellyfish and a bacteria called Cre. And this fluorescents ints hundreds of brain cells at a time in about 90 various colors. And, most important, you can see how cells interact together. Instead of having a vision of just one cell within a circuit, you have a vision of the circuit itself.

Two problems in this tecnique:
1. It works only with modified mice. No normal mice and mostly no human.
2. It cost a fortune. For see this wonderfull pictures you’ve to buy several hundred thousands dollars fluorescent microscopes.

My own speculations about this street exhibition are on the perspective of the humanistic vision of it. I wonder how is possible that something that already exists in nature, although in tiny and hidden form, is visible and paintable for some genius artistic minds.
In some way it’s like they paint what they have in their mind VISUALLY that unconsciously was what their mind was PHYSICALLY.
http://www.brainforum.it/
http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/28671087
http://www.nature.com/nature/journal/v450/n7166/full/nature06293.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Brainbow