Evolution in Motion

di Fabio Perelli

Un esperimento geniale dell’animatore americano Tyler Rhodes introduce efficacemente il concetto di evoluzione nell’universo dell’infanzia.

Tyler inventa il “telefono senza fili dell’evoluzione”, un nuovo modo divertente e interattivo di comunicare l’evoluzione ai bambini.

L’idea è semplice: un disegno stilizzato di una bizzarra creatura (una sorta di salamandra) fornisce lo spunto di partenza per un cammino evolutivo tracciato dalla matita dei bambini.

Tyler ha innanzitutto suddiviso i bambini in gruppi e ha chiesto loro di copiare il disegno della salamandra. I bambini hanno così dato forma sul foglio bianco, “per tentativi ed errori”, a  creature  fra loro diverse.

Il passo successivo è stato provocare l’estinzione, come è realmente avvenuto nel corso della storia della vita, del 98% delle specie.

In ultimo Tyler ha provveduto ad animare con un incredibile realismo le creature selezionate dopo “sei generazioni” di disegni, narrando la storia evolutiva delle creature create dai bambini. Il sorprendente risultato del suo lavoro è mostrato nel video qui sotto.

Il secondo video è un altro capolavoro di “evolution in motion” da cui Tyler ha tratto ispirazione: il lungo cammino evolutivo dalle prime cellule all’uomo viene qui raccontato in un riuscito connubio tra scienza e arte visiva.

Buona visione!

Le sei età della vita: recensione della mostra “Da zero a cento”

di Fabio Perelli

Arte e scienza danno forma a un fecondo connubio che ci consente di rivivere, metaforicamente, le sei età della vita. Nella cornice della Triennale di Milano, il percorso espositivo “Da zero a cento” ci accompagna idealmente lungo il lento cammino della crescita della persona, da zero a cento anni di età.

In verità, il cammino inizia ancor prima, in quello spazio accogliente e rassicurante che è il grembo materno. L’artista Gabriel Orozco ci fa dono del ventre gravido della compagna, che galleggia nell’acqua della vasca da bagno suggerendo l’immagine di un uovo, un altro simbolo di nascita e procreazione.

All’arte si accompagna la scienza, grazie a immagini e video che diffondono in un linguaggio semplice le ultime scoperte in termini di sviluppo embrionale e rapporto tra madre e feto. Si scopre, così, che un individuo che non è ancora venuto al mondo è in grado di fare delle scelte che avranno un peso notevole nel prosieguo della sua vita. Il feto, e la madre, decidono da subito se il futuro nascituro sarà una persona forte, fragile, serena o stressata. E’ inquietante, ma è realtà.

Il bambino, finalmente, è nato, e nell’area successiva è rappresentata l’età infantile. Un’intera stanza è riempita di palle e palloni di ogni colore e dimensione. Per ridare a chi l’avesse persa l’emozione del gioco, che caratterizza la nostra infanzia. Il film muto dell’israeliano Guy Ben-Ner è un capolavoro di espressività. Si rifà a un fatto storico realmente accaduto: il ritrovamento, nelle campagne francesi del diciottesimo secolo, di un bambino “selvaggio”, vissuto a stretto contatto con la natura, senza traccia di educazione umana. Il film ripercorre i bizzarri tentativi, coronati infine da successo, del suo nuovo padre adottivo di riportare il piccolo alla dimensione “umana”, insegnandogli a parlare, a camminare sulle sue gambe, e a condurre una vita integrata nella società.

La scienza ci spiega invece come siamo stati in grado, negli scorsi decenni, di debellare malattie e povertà. I bambini non muoiono più di fame, e si sviluppano forti e robusti grazie alle nuove condizioni di vita agiate. Ma, come recita un vecchio detto, sotto certi aspetti, forse, “si stava meglio quando si stava peggio”. Un ambiente igienizzato in modo quasi maniacale ha sì portato alla riduzione dei germi, ma ha contemporaneamente provocato l’insorgenza di asma e allergie. Un bambino, oggi, è più alto, più forte e più intelligente che in passato. Ma il risvolto della medaglia è il grande aumento dei casi di miopia infantile, dovuti all’eccessivo tempo dedicato alla lettura.

La terza età non è più, come in passato, quella della vecchiaia. Descrive piuttosto l’adolescenza, una delle fasi più cruciali della crescita, ma allo stesso tempo tra le più delicate. L’uomo si distingue dagli altri animali proprio per il suo passaggio attraverso questa età, che porta alla maturazione sessuale ma non ancora a quella psicologica. L’adolescente “gioca” a comportarsi da adulto, ma si scontra continuamente con la realtà, e con le sue svariate difficoltà da affrontare.

Ryan McGinley, con i suoi scatti rubati a ragazzi e ragazze che esibiscono senza vergogna la propria nudità, mette in risalto, finalmente, questa difficile età della vita, trascurata tradizionalmente dall’arte.

Interessante, dal punto di vista scientifico, il concetto dei “nativi digitali”. Gli adolescenti di oggi sono cresciuti davanti agli schermi dei computer, sfidandosi fra di loro con i videogiochi e scrivendosi con i telefonini. Libri, giornali e lettere, che hanno accompagnato la crescita delle generazioni passate, sono da loro visti come una realtà di tipo secondario, per certi versi già anacronistica.

La quarta età, quella della gioventù, parla di attrazione sessuale, di accoppiamento, di formazione di nuove famiglie. Della nuova condizione della donna, emancipata e lanciata nel mondo del lavoro come mai in precedenza. L’arte di Ottonella Mocellin mette in evidenza come la realtà di una nuova giovane coppia venga drasticamente ribaltata in seguito all’arrivo di un nuovo membro della famiglia. La scienza rivela invece le caratteristiche fisiche e fisiologiche che attraggono sessualmente il maschio e la femmina.

Continuando nell’ideale cammino della vita umana, si passa per l’età della maturità, la quinta. Cindy Sherman ci mostra le immagini delle donne di mezz’età che si crogiolano nell’agio ma mostrano già i primi segni dello scorrere del tempo. La scienza, dal canto suo, pone l’accento sull’importanza della cura del fisico e della salute. Si tratta di un’età cruciale, in cui è ancora possibile prendere le dovute precauzioni per garantirsi una vita il più possibile lunga e sana.

L’ultima parte della mostra è dedicata al tramonto dell’esistenza: la sesta, e ultima età. La giapponese Miwa Yanagi rende omaggio alla vecchiaia tramutando il corpo fresco e perfetto di giovani modelle nell’aspetto saggio e maturo delle donne anziane che saranno domani, dando forma alla loro stessa immaginazione.

La scienza dimostra come l’invecchiamento giunga sempre più tardi rispetto al passato, e anche le temute malattie della sesta età si fanno sempre più lontane e sporadiche. E mette in primo piano le gesta dei “grandi vecchi”, uomini in grado di distinguersi nei diversi aspetti della vita una volta giunti al traguardo della loro esistenza.

“Da zero a cento” è un percorso espositivo di ottimo impatto, in grado di offrire spunti di riflessione e sensazioni, a volte, persino nostalgiche. Arte e scienza si muovono a braccetto per offrire un vasto e vario panorama di contenuti interattivi e multicolori. Il cammino dalla fase fetale alla vecchiaia è lungo e sempre più ricco di stimoli e opportunità. La società di oggi presenta i suoi pregi e i suoi difetti, ma concede a ognuno la possibilità di trovare la propria strada e la propria realizzazione nel corso di un’esistenza che si fa sempre più frastagliata e duratura.Image

Esiste la formula matematica dell’amore?

di Elena Rinaldi

Verità e Bellezza,  Amore e Morte,  Matematica e Tattoo. Sulla congiunzione di queste sfere apparentemente antitetiche si costruisce il film Rites of Love and Math ideato dal matematico e fisico Edward Frenkel e dal regista francese Reine Graves.

L’idea di  Frenkel  era quella di creare un film che mostrasse la bellezza e la seduzione della matematica a dispetto del comune sentire di totale apatia nei confronti di questa secolare disciplina. Le Monde lo ha definito:

“(…) un étonnant court-métrage (…) ce film offre une vision romantique inhabituelle du mathématicien”

E in effetti il film, oltre a infrangere le barriere del cinema convenzionale, cerca di superare lo stereotipo del matematico come individuo solitario e privo di sentimenti coinvolgenti. Il contro esempio viene dato proprio dal protagonista, un matematico che  trova la formula dell’amore e la tatua sul ventre della donna. I simboli matematici si incidono lentamente nel corpo della giovane giapponese seguendo  la drammatica musica wagneriana di Tristano e Isotta. Il nero dell’inchiostro inizia a comparire sulla scena dominata solo dalle tonalità del rosso e del bianco.

Passione, purezza e morte. Un’allegoria della vita ma anche una metafora  della matematica che porta a comprendere il linguaggio della natura e le regole della logica.
Rites of Love and Math si ispira a un controverso film della tradizione giapponese, “Yukoku” (pt.123) girato da Yukio Mishima  nel 1965 e che rimase censurato per 40 anni fino a quando non venne riscoperto nel 2008. Un coinvolgente dipinto in movimento, un’astrazione della vita e una passionale concezione della matematica, questo hanno voluto mettere in scena Edward Frenkel e di Reine Graves.

Articles about Rites of Love and Math : Huffington Post – New Scientist – Oggiscienza

Non si esce vivi dagli anni ’90

di Matteo De Giuli

Riflessioni argute e urgenti sulla comunicazione della scienza nell’ultima tavola di zerocalcare.

Medicina Anno Zero

da: http://zerocalcare.it/2012/02/27/medicina-anno-zero/

zerocalcare è un giovane fumettista romano che spopola su facebook. Detta così c’è da scappare a gambe levate, e invece merita.
Qui altre tavole più o meno a tema:
Ipocondria
Insonnia

Apprezzatemi scienziati, sono il vostro interlocutore

di Elena Fanelli

 

Io ho passione e non attitudine

sono dipendente dalle scienze
come fossero chiese dell’atomo
non ho una testa per lo studio ma per l’immaginazione
nella mia epoca gli scienziati vivono nella parcellizzazione
del sapere
nella mia epoca niente visione d’insieme

ho bisogno di dati gratis
in cambio della mia fede nel principio di indeterminazione
sono utente dell’ideale scientifico
apprezzatemi scienziati, sono il vostro interlocutore

veni a scoprire che gli scienziati non mentono
vieni a chiedere a me
vieni a scoprire che gli scienziati sono diversi tra di loro
non sono mai daccordo tra di loro
cha hanno tutti ragione, chi più che meno,
e non studiano per ottenere l’oro
che hanno bisogno di supporto perchè lo scietticismo è già il loro pane quotidiano.

The colour of thought: inside and outside brains in visual art.

di Elena Fanelli

In april 2001 a street exhibition linked with “BrainForum”, the annual forum about neuroscience, opened in Milan.
It was called “The color of thought” and there was almoust 30 panel with giant images of brain events compared to modern art paintings by famous painters of last century.

Here some examples:

To the left of the image of a neuron. To the right of ‘The Fountain’ by Gustav Klimt (1909)

To the left brain damage. To the right ‘Camouflage’ by Andy Warhol (1987)

To the left growing astrocytes. To the right ‘Red Plastic’ by Alberto Burri (1961)

The tecnique they used for make these photos is called “Brainbow” technique and it works some ways like tv or computer monitor.
All colors in old monitors were formed by mixing three primary colors: cyan, magenta and yellow. In graphics is called Tri-color technique.
Actual monitors uses four-color process or more (adding for example green in the primary colors). This is the reason why when you try to run an old videogame the computer asks you to change the monitor resolution to 256 colours.

In neuroscience there was an old tecnique to “coloured” brain cells invented by Camillo Golgi in 1873 but it allowed to color just few neuron at time.
The 256 video resolution.

This new tecnique, developed in the Spring of 2007 by a team led by Jeff W. Lichtman and Joshua R. Sanes, both professors of Molecular & Cellular Biology in the Department of Neurobiology at Harvard Medical School, consist in a genetic engineering stuff.

In substance they have modified the DNA of some mice with inserted fluorescence genes from coral, jellyfish and a bacteria called Cre. And this fluorescents ints hundreds of brain cells at a time in about 90 various colors. And, most important, you can see how cells interact together. Instead of having a vision of just one cell within a circuit, you have a vision of the circuit itself.

Two problems in this tecnique:
1. It works only with modified mice. No normal mice and mostly no human.
2. It cost a fortune. For see this wonderfull pictures you’ve to buy several hundred thousands dollars fluorescent microscopes.

My own speculations about this street exhibition are on the perspective of the humanistic vision of it. I wonder how is possible that something that already exists in nature, although in tiny and hidden form, is visible and paintable for some genius artistic minds.
In some way it’s like they paint what they have in their mind VISUALLY that unconsciously was what their mind was PHYSICALLY.
http://www.brainforum.it/
http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/28671087
http://www.nature.com/nature/journal/v450/n7166/full/nature06293.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Brainbow