Il fenotipo esteso di Berlusconi. Una lettura etologica dell’attuale situazione politica

di Valerio Congeduti

Il trematode è un piccolo verme con un complesso ciclo vitale.
Berlusconi è un piccolo v… un abile politico, leader del Popolo della Libertà

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Nei primi stadi di vita il trematode parassita le lumache, ma il suo sogno da grande è di passare nel corpo di un uccello, l’ospite successivo nel suo ciclo vitale.
Nei suoi primi anni di vita politica Berlusconi parassita l’Italia, ma la sua saggezza gli consiglia da vecchio di limitarsi a parassitare il Partito Democratico.

Per realizzare il sogno di volare, il trematode deve fare in modo che la lumaca che lo ospita venga mangiata da un pennuto. Come?
Per godersi serenamente la vecchiaia, Berlusconi deve costringere il Pd a realizzare i punti del suo programma al posto suo. Come?

Il trematode modifica il comportamento delle lumache spingendole verso la luce e ne invade le corna facendole pulsare vistosamente.
Berlusconi impone al Pd il proprio programma (vedi l’Imu) e le proprie facce (vedi Nitto Palma), sotto il ricatto di far cadere il governo.

Contro il loro stesso interesse le lumache si rendono più vulnerabili alle beccate dei volatili.
Apparentemente contro il suo stesso interesse il Pd accetta leggi inutili e dannose.

Le lumache sono il fenotipo esteso di un gene egoista del trematode.
Il Pd è il fenotipo esteso del genio egoista leader del Pdl.

Si ringrazia Richard Dawkins per l’ispirazione e si invita alla lettura del suo capolavoro
Il fenotipo esteso.

Crediti immagine: Jürgen Schoner, Wikipedia

Sismologi, dite qualcosa di scientifico a Quagliariello… dite qualcosa!

di Valerio Congeduti

Durante la trasmissione Brontolo dell’11 febbraio, l’onorevole Gaetano Quagliariello del Pdl si lancia in un ardito confronto tra il terremoto dell’Aquila e quello dell’Emilia. La differenza nel numero delle vittime dipenderebbe, secondo Quagliariello, dal fatto che il centro storico dell’Aquila era fatiscente già prima del sisma.Image

Già in passato erano stati proposti paragoni tra terremoti e tra terremotati, per fare una classifica di chi è stato più diligente, chi più discolo, chi più sfigato, e così via. In questo caso, però, le affermazioni di Quagliariello sono un vero attentato alla scienza. Immagino (mi auguro) che tutti i sismologi in ascolto in quel momento siano saltati in piedi sulle sedie e sui divani, in preda all’orrore per quanto veniva dichiarato. Siccome, però, non mi è capitato di imbattermi in comunicati, smentite o petizioni contro il compagno di partito di Berlusconi, mi permetto di approfittare io stesso delle circostanze per sfatare un po’ di miti.

2012: terremoto Emilia; Mw 5.8; 27 vittime
2009: terremoto L’Aquila; Mw 6.3; 309 vittime
1995: terremoto Kobe; Mw 6.8; 6434 vittime

Per chi non lo sapesse Kobe sta in Giappone. Quagliariello vorrà forse sostenere che il minor numero di morti in Emilia e all’Aquila si spiega perché Kobe (in Giappone, ripeto) aveva costruzioni fatiscenti?

Improbabile. E allora c’è bisogno che qualcuno spieghi a Quagliariello i seguenti punti:

1. La scala Richter è logaritmica. “In termini di energia rilasciata, una differenza di magnitudo pari a 1.0 è equivalente ad un fattore 31.6” (fonte: Wikipedia). Un terremoto 5.8 e uno 6.3 non sono affatto “simili”, così come un 6.3 non è simile a un 6.8. Capito Quagliariello?

2. I danni causati da un sisma dipendono anche dalla distanza dei centri abitati rispetto all’epicentro. Il terremoto del 29 maggio 2012 è avvenuto a oltre 20 km da Modena. Il terremoto del 6 aprile 2009 a soli 2 km dall’Aquila.

3. Il numero di vittime e di edifici danneggiati è direttamente proporzionale al numero di abitanti e di edifici costruiti nelle zone prossime all’epicentro. Il maggiore impatto del terremoto aquilano trova spiegazione anche nella sua vicinanza a una città capoluogo di regione, non a comuni di poche migliaia di persone. Per non parlare di Kobe, che supera il milione di abitanti.

4. A determinare la distruttività di un sisma, ben più della scala Richter, intervengono altri fattori, come l’accelerazione al suolo.

Le mie competenze si fermano qui e mi taccio. Sarebbe bello che ogni tanto queste cose venissero spiegate anche da sismologi. Sarebbe bello che venissero chiamati più spesso a smontare il senso comune, scientificamente e storicamente infondato, che imperversa nei discorsi quotidiani (“terremoti simili”; “in Giappone non se ne sarebbero neanche accorti” et similia). In fondo, è in questo che i sismologi sono davvero competenti, non in materie giuridiche.

Squalo a Ostia: meglio non fidarsi… di Repubblica.it

di Valerio Congeduti

Repubblica.it dimostra di avere le idee poco chiare sulla pericolosità degli squali. Ieri pubblicava una galleria fotografica dal titolo “Squalo Blu, predatore temibile ed elegante”. Ecco la prova.

Stamattina quel servizio ha cambiato titolo, passando al più rassicurante “Squalo Blu, l’elegante predatore non fa paura”.

Nell’articolo di ieri si diceva che l’uomo è tra le prede preferite dello Squalo Blu. Nella versione odierna invece risulta che “è solo potenzialmente pericoloso per l’uomo, infatti nella classifica si piazza agli ultimi posti per attacchi alla razza umana”.

Che è successo nelle ultime 24 ore per giustificare un ritocco così pesante del pezzo già pubblicato? Semplice: un esemplare di Squalo Blu, che altri non è che una Verdesca, è stato avvistato a Ostia ad appena pochi metri dalla spiaggia. Ed ecco che l’esigenza pedagogica di rassicurare i bagnanti ha avuto il sopravvento sulla smania di sensazionalismo del quotidiano di Roma. In un nuovo articolo, uscito in giornata, sull’avvistamento di Ostia, si sostiene addirittura che si tratterebbe di “esemplari innocui”.

Ma dove si colloca la verità lungo l’asse che congiunge psicosi e imprudenza? Fossi in voi, non cercherei la risposta su Repubblica.it, ma in rete. Ad esempio sull’International Shark Attack File (ISAF), un database curato dal Florida Museum of Natural History che raccoglie e cataloga tutti gli attacchi di squali documentati dal 1580 a oggi. Ebbene al 2011 risulta che la Verdesca o Squalo Blu o Prionace glauca, si è resa protagonista di 34 attacchi alla specie umana. Soltanto in 8 casi, di cui 4 fatali, l’attacco non è stato provocato da un precedente comportamento aggressivo o imprudente della vittima. Insomma, un’eventualità decisamente rara! Gli squali infatti non gradiscono nutrirsi di esseri umani, tuttavia ogni tanto non disdegnano un assaggino, magari sperando si tratti di qualcosa di più polposo e saporito, ad esempio una foca. Come spiega il direttore dell’ISAF George Burgess, “praticamente ogni squalo di dimensione maggiore o uguale a 1 metro e 80 rappresenta una minaccia potenziale per gli esseri umani”.

Quindi Repubblica.it sbagliava ieri a considerare l’uomo come uno dei piatti preferiti dello squalo, ma sbaglia anche oggi a dire che si tratta di animali innocui. La scelta se restare in acqua o uscire è solo vostra.