I chihuahua del potere

di Davide Mancino

Il giornalismo scientifico non ha denti e non fa male.

Partiamo dall’inizio e mettiamo da parte il fatto che anche chi scrive di scienza – come chi scrive di tutto il resto – racconta storie. Anzi, ricordiamolo, per un momento. Noi le raccontiamo perché chi ci legge quelle storie le vuole sentire. Questo è pacifico: se i lettori fossero interessati solo a equazioni e dati potremmo programmare (in cinque minuti: non è difficile) un bel software con cui mettere su giornali e riviste. Così non è, e per questo serviamo noi. È una metà fondamentale del nostro lavoro.

Poi però c’è l’altra parte, quella più seria, quella che non è solo scrivere storielle. Una cosa si dice sempre – con una grande parte di ipocrisia, ma anche un po’ di verità: il giornalismo è il cane da guardia del potere. Ma un cane per fare la guardia deve fare paura. Nessuno scapperebbe da un barboncino. I denti servono. Puoi anche non usarli, ma devi far vedere che ce li hai.

Ma questo vale per la politica, che c’entra la scienza?”, dirà qualcuno. Vale per la politica, è vero. Ma la politica non è l’unica forma di potere, solo quella più evidente. E anche la scienza è politica. Se non per le forme della ricerca (forse, ma questo è un altro discorso), ma almeno per le decisioni che bisogna prendere. Finanziamenti, posizioni, riunioni, accordi, progetti, alleanze. Per tutto questo e per il potere che gli scienziati hanno, mentre la conoscenza avanza. È un bene o male? Ne possiamo discutere. Io scrivo di scienza, quindi forse la mia risposta è ovvia. Ma, comunque sia, questa cosa è successa, sta succedendo ora mentre leggete, e continuerà a succedere nei prossimi anni. Le grandi scoperte della medicina e le armi nucleari, una vita più comoda e il rischio di distruggere il pianeta. La minaccia e la promessa: il risultato della nostra volontà di controllare il mondo, che abbiamo affidato alla scienza. E a chi altri, se no?

Ma se nessuno trova strano che i giornalisti chiedano conto a un politico delle sue azioni, non c’è motivo per cui con uno scienziato deve essere diverso. Chi scrive esercita anche una forma di controllo, e quando lo fa non è uno scienziato. Non sullo stesso piano. Né superiore, né inferiore a chi fa ricerca. È soltanto un altro lavoro, un lavoro diverso. Certo non il trombettiere della scienza o di chi la fa.

Scrittori veri – non figli incestuosi – possono fare questo lavoro pur sapendo che una separazione vera è impossibile, ma almeno provandoci. Anche questa è libertà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...