Il messaggio nascosto

(Questa è un’esercitazione!!!)

di Antonio Pilello, Fabio Perelli, Elena Rinaldi

Gli alieni stanno arrivando. Gli ultimi due anni sono passati velocemente, tra grandi preparativi e incredibili aspettative. Il governo invita ogni giorno alla calma, a non fare eccessive scorte di cibo e di acqua. Per ora non è prevista alcuna interruzione dei servizi primari. Tutto il possibile è stato fatto per accogliere al meglio i nostri vicini. Domani sarà un giorno speciale, il più importante dell’umanità. Lo hanno chiamato “l’Evento”.

Lo dobbiamo ai pirati informatici John T. e David L. se tutti noi potremo assistere all’incontro tra la nostra delegazione e quella dei visitatori. Il messaggio degli alieni era già stato decifrato 17 anni fa, ma venne tenuto segreto dagli scienziati e dai governi. Ci hanno detto di aver agito per il nostro bene, per evitare che si scatenasse il panico generale. Il mondo, secondo loro, non era ancora pronto, e forse non lo sarebbe mai stato.

Se i due ragazzi non avessero violato il supercomputer del Pentagono, dando inizio all’”aliengate”, l’incontro si sarebbe svolto in gran segreto e non avremmo mai saputo nulla per chissà quanti anni ancora. Per fortuna è andata diversamente. Domani potremo assistere a qualcosa di grandioso, come è giusto che sia. Gli alieni sono venuti per tutti, e non sembrano nemmeno possedere il concetto di nazione. Le astronavi atterrano negli Stati Uniti solo nei film ed è significativo che tra tutti i continenti abbiano scelto l’Africa.

Negli ultimi mesi, gli scienziati hanno cercato di recuperare la fiducia del grande pubblico. Se abbiamo raggiunto un tale livello di benessere lo dobbiamo soprattutto a loro, non dimentichiamolo. Probabilmente hanno agito in buona fede, pensando che aspettare fosse la scelta più giusta. Bisogna anche tener conto delle forti pressioni dei governi e dei militari. Chi di noi si sarebbe comportato meglio in una simile situazione? La grande novità di questa vicenda è il dialogo: la scienza e il pubblico possono comunicare, hanno finalmente iniziato a farlo e la blogosfera offre a tutti l’opportunità di esprimere il proprio parere.

Anche Hydescience potrebbe rivelarsi un utile strumento di confronto. Quali sono le vostre opinioni in proposito? Attendiamo i vostri commenti.

PS Questa non è una storia realmente accaduta (o forse no?!). Si tratta di un piccolo esperimento per capire l’importanza della blogosfera nel creare, o ricostruire, un rapporto di fiducia tra scienziati e pubblico. I “numerosi” lettori di Hydescience sono invitati ad immedesimarsi nella storia e a scrivere i loro commenti pro/contro la scienza e gli scienziati.

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12 thoughts on “Il messaggio nascosto

  1. La diffusione di una scoperta scientifica, e più in generale l’uso della stessa, non hanno nulla a che fare con la qualità della ricerca condotta. Una buona ricerca è tale anche se segretissima, o anche quando ha come conseguenza la progettazione di un’arma in grado di distruggere milioni di vite.

    Questo quasi-OT, per chiarire che bisogna tenere BEN separate la scienza, lo scienziato, chi fa uso delle scoperte scientifiche ed infine il pubblico. Forse è quindi un po’ troppo semplicistico parlare vagamente di fiducia del pubblico nei confronti degli scienziati. E’ vero, d’altra parte, che il “grande pubblico” (per definizione medio) tende ad accumunare queste categorie. La famosa “scienza ufficiale”, materiale oscuro e da maneggiare con cautela, è uno degli esempi più lampanti di questo processo di fusione scienziato-scienza spesso propagandata dai Giacobbo di professione. In altri casi particolarmente (tragicamente) ridicoli, il pubblico diventa addirittura esso stesso generatore (non semplice comunicatore) di (falsa) scienza (o di cattiva qualità). E’ il caso ad esempio di esperimenti pseudo-scientifici “internettiani” facilmente reperibili in rete (dalle scie chimiche in poi). Qui è addirittura il pubblico a fondersi con la definizione di scienziato e scienza, sotto la bandiera di una mal interpretata “libera scienza”.

    Ciò che ritengo importante dire, è che non è necessario lottare perche l’uomo comune abbia fiducia negli scienziati. In questo caso la loro fiducia finirà tradita costantemente, per i secoli dei secoli. Lo dimostrano per esempio le ricerche falsate degli scienziati al soldo delle multinazionali del tabacco.
    La fiducia negli scienziati, dicevo, non è affatto necessaria, ne raggiungibile, data l’umanità (fallibilità, corruttibilità, …) degli scienziati . E’ invece necessario che l’umanità non perda la fiducia nella scienza e nel suo metodo: sarebbe lo spegnimento dell’unico faro in grado di illuminare l’essere umano nel buio della barbarie.

  2. magari fosse tutto vero! e poi riflettendo mi chiedo dove abbia origine il motivo che spinge me e altri come me ad accogliere questa eventualità (la venuta degli alieni sulla terra) con eccitazione ed entusiasmo!
    bé in effetti sarebbe proprio un bel “Evento” haha (detto poi da una che li organizza!)

  3. Ma dico, siamo ancora negli anni 50? Gli scienziati devono decidere per noi?
    Dove pensiamo che si possa andare con questo atteggiamento paternalistico? Tutti avevano diritto di sapere! Non è una questione di fiducia, è una questione di decisioni, e tutti devono poter partecipare alle decisioni!
    Potere al popolo!
    Dialogo, dialogo…facile adesso, non è un po’ troppo tardi? Lo dico: è tardi, perdio.
    Da 17 anni si conosceva la verità. Cosa avremmo fatto, tutti quanti, se fossimo stati a conoscenza della situazione, del rischio che si correva, che si corre tuttora?

    Io sicuro il dottorato non l’avrei fatto.
    Per esempio.

  4. Il diritto all’informazione (e quello di parola) è sempre un diritto antagonista. Vale per i giornalisti, vale ormai anche per gli scienziati. Pensare che la conoscenza sia condivisa e pubblica è naive. Pensare che lo debba essere è anche molto pericoloso.
    off topic: volevate la risposta seria vero? se volevate quella fessa cliccare qui….

  5. Il diritto all’informazione (e quello di parola) è sempre un diritto antagonista. Vale per i giornalisti, vale ormai anche per gli scienziati. Pensare che la conoscenza sia condivisa e pubblica è naive. Pensare che lo debba essere è anche molto pericoloso.
    off topic: volevate la risposta seria vero? se volevate quella fessa cliccare qui……

  6. Caro Ivano, possiamo anche far finta che scienza e società siano cose separate. Cosa che non è, ma la discussione ci porterebbe lontano. Ciò non toglie che gli scienziati che fanno ricerca utilizzando soldi pubblici devono rendere conto di quello che fanno.

    Le mie tasse pagano il politico e l’impiegato del comune, ed è lo stesso per moltissimi scienziati. Non vedo perché io o altri cittadini non dobbiamo avere il potere di controllare come vengono spesi i nostri soldi. Se proprio gli scienziati non si fidano dei cittadini, che rinuncino ai soldi dello Stato e facciano ricerca con i loro: non glie l’ha mica prescritto il dottore di ricorrere a quei mezzi.

    Gli scienziati sono liberissimi di infischiarsene dei cittadini e auto-convincersi che solo loro possiedono la verità metafica. Buon pro gli faccia. Poi però non vengano a lamentarsi dei no-tav, dei Voyager e delle scie chimiche. La torre d’avorio in cui si erano rinchiusi gli scienziati non esiste più (almeno) dagli anni ’70, e gli studiosi più accorti lo sanno benissimo. Nel bene o nel male, la delega in bianco che i cittadini avevano firmato alla scienza è scaduta. Ignorare questo fatto nuocerà soprattutto agli ricercatori e alla scienza stessa, e questo è un peccato.

    Non mi sembra giusto rovinare una costruzione con tanti lati positivi soltanto per l’arroganza di pochi.

    • “Caro Ivano, possiamo anche far finta che scienza e società siano cose separate. Cosa che non è, ma la discussione ci porterebbe lontano”

      Questa risposta (non solo nel pezzo qui riportato) è proprio un esempio di ciò che intendevo nel mio commento precedente: la (con)fusione tra scienza, scienziati e società.
      – Ribadisco: scienza e società sono cose separate come “cielo” e “babbuino” (come esempio di due cose che non centrano nulla). E’ meglio però che io specifichi cosa intendo con scienza.

      Prendiamo per esempio la matematica. 2+2=4. Anche in una società malata che tenta di convincerti che 2+2=5, anche se TUTTI credono che 2+2=5. La scienza, basata sulla logica (ovvero sulla matematica), ha certamente una scintilla di umanità: è l’uomo a proporre modelli che spieghino la natura. E’ anche vero tuttavia, che è il metodo scientifico, come una selezione naturale, a decidere quale è il modello più vicino alla realtà. Ho parlato di selezione naturale proprio perchè, se ben applicato, il METODO scientifico, per ciò che concerne la parte successiva all’ipotesi, non ha nulla di artificiale, ma è un meccanismo indipendente dalla volontà umana (un’ipotesi si dimostra vera o falsa nonappena vi sono dati sufficienti a dimostrarlo, a prescindere da ciò che si vorrebbe). La “buona aplicazione” del metodo scientifico è nelle mani di uomini (scienziati), ma questa non è “Scienza”, quanto piuttosto applicazione del metodo scientifico. Ciò che intendo è dunque scienza=metodo scientifico. Gli scienziati hanno invece a che fare con l’applicazione del metodo.

      Gli scienziati devono rendere conto alla società di ciò che fanno? Ovviamente sì, come per ogni altra attività umana. Nel mio primo commento non è detto nulla di contrario rispetto a questo principio. Uno scienziato che si presta alla produzione della “bomba-di-fine-di-mondo” per il regno del male va ovviamente condannato. E’ altrettanto ovvio che sia la società a decidere quale siano le ricerche da privilegiare e con che priorità. Mi sia consentita una parentesi: la società è composta anche dagli scienziati, che hanno certamente un’ottima capacità di capire quali siano le priorità (per l’idraulico Joe ad esempio, l’astronomia non serve a nulla).

      Ripeto quindi l’appello: attenzione a non confondere scienza, scienziati e società!!!
      Facendo questo errore si finisce di buttare nella spazzatura tutto, anche il metodo scientifico, nonappena ci sentiamo traditi dagli scienziati. E a quel punto a chi ci affidiamo? Alla religione?

  7. Gli scienziati avevano il dovere di condividere la conoscenza, permettendo, come dice Valentina, agli uomini di fare delle scelte opportune. Ogni azione è condizionata dagli eventi circostanti. Era giusto non permettere alla popolazione di soppesare i pericoli? Gli scienziati hanno compiuto una scelta, probabilmente veicolata dalle logiche di potere.

    • Totalmente d’accordo con Valentina e Silvia: tenere nascoste informazioni per il “bene” della gente non puo’ che causare una perdita di fiducia. E vale nei confronti dei politici cosi’ come per gli scienziati.

  8. Una scelta migliore per tutti non giustifica 15 anni di silenzio. E’ giusto che un fatto così importante venga veicolato da una comunicazione adeguata, ma pensare che i cittadini vengano esclusi anche solo dalla conoscenza dei fatti è inquietante. Quanto reale e attuale a volte.

    E poi cosa significa “migliore”? Raggiungere una condivisione su temi così importanti e globali non è cosa facile ma considerare “naive” un principio ineludibile per ogni democrazia, a mio avviso, è quantomeno (e altrettanto) pericoloso.

    Nell’attesa di intervenire nel modo giusto non si è affatto intervenuto.
    La cittadinanza merita trasparenza. Sempre.

  9. Ma poi mi chiedo a cosa siano serviti questi anni di silenzio, a evitare il panico? Gli scienziati in base a cosa hanno deciso che il mondo non era pronto e non lo sarebbe mai stato? Non avrebbero potuto sfruttare questo tempo per costruire un dialogo con i cittadini e insieme prepararsi all’arrivo degli alieni? E soprattutto dove sta scritto che gli scienziati devono decidere per tutti? Venire a conoscenza di un evento simile due anni prima (e solo grazie all’opera di bravi hacker), quando si sapeva da tempo, non fa che aumentare il panico, perché viene anche a mancare la fiducia negli esperti, il cui ruolo in certe situazioni è cruciale. E’ giusto che i cittadini siano sempre informati di ciò che li riguarda in prima persona, ed è giusto che gli scienziati comunichino non solo fra loro ma anche con i non esperti.

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