Pesci in carrozza, amianto quanto basta

di Adriana Schepis

Fanno impressione le immagini pubblicate sul sito del New York Times: decine di carrozze della metropolitana che vengono gettate in mare in pieno giorno. Delitto ambientale? No, operazione pianificata, con il benestare del Dipartimento americano per le risorse naturali.

Succede a largo di Slaughter Beach nel Delaware, un piccolo stato sull’Atlantico al confine col New Jersey. Fin dal 2001 i vecchi treni “Red Bird” di New York (che a differenza di altre città cede gratis i propri rottami) vengono affondati per costruire una barriera marina artificiale a 30 chilometri dalla costa.

Al riparo da correnti e altri pericoli trova rifugio una ricca fauna marina; la zona si è vistosamente ripopolata, con grande vantaggio anche per il turismo legato alle immersioni e al fish-watching.

Sembra l’idea del secolo: si risparmia in riciclaggio, si guadagna in turismo e si aiuta la fauna a proliferare indisturbata. Tanto che, con l’assenso degli organi statali e federali per l’ambiente, altri paesi USA hanno seguito la stessa linea, affondando carri armati, portaerei e altri grandi natanti.

Che gli ambientalisti non abbiano avuto nulla da dire? Certo che sì. Nel 2001 Clean Ocean Action si fece sentire con forza: è vero che prima di affondare le carrozze vengono rimossi i materiali inquinanti, ma rimane la colla usata per costruire i vagoni, che contiene amianto. Rispondeva dalle pagine dello Scientific American Bill Muir, oceanografo dell’Agenzia di protezione ambientale di Philadelphia: l’amianto si diffonde per via aerea, non in acqua, dove comunque il numero di fibre per litro dev’essere un milione di volte superiore per causare lesioni nei pesci. Dunque l’operazione non presenta pericoli. Certo, aggiunge Muir, il materiale ideale per costruire la barriera sarebbe stato il granito; ma smaltire in questo modo i vecchi treni fa risparmiare decine di milioni di dollari.

E qui sta il punto. Queste immagini creano una sorta di conflitto interiore: da una parte è apprezzabile il riuso di materiali e la tutela della fauna marina, dall’altra vengono i brividi a vedere enormi carcasse metalliche scaricate in mare (con grande vantaggio economico).

Vale la pena di sollevare il problema, dal momento che l’idea delle barriere artificiali sta prendendo piede anche da noi. Al LABELAB Ravenna 2010 sono stati presentati progetti che prevedono di “affondare le piattaforme adriatiche offshore ENI in dismissione per creare spazi di biodiversità marina fruibili al turismo costiero e subacqueo”. Eni gestisce oltre 80 piattaforme in tutto l’Adriatico; una volta esaurita la concessione mineraria, invece che riportare a terra le piattaforme dismesse e smantellarle, le affonderebbe per creare parchi marini.

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3 thoughts on “Pesci in carrozza, amianto quanto basta

  1. Hello Buni,
    interessante e ben documentata la tua segnalazione.
    Ma non so: l’operazione mi sembra più “furba” che utile. Quando ero bimbo i miei insegnanti dicevano che il mare ha una capacità di smaltimento praticamente illimitata. Non era vero e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Pensate di dover rimuovere, fra qualche decina di anni, tonnellate di rifiuti di ogni tipo (autotreni, gru, macchinari in disuso), che imprese “furbe” hanno gettato nel “nostro” mare. Una follia.
    Preferirei organizzare una bella eliminazione acquatica di politici incapaci. Ciao. Luigi

  2. Quando l’ignoranza supera le barriere e i limiti che la natura ci ha dato,l’utilizzo dell’intelletto,queste sono le risposte che le menti acute,italiano sanno dare,ignorando,che non si parla di rendere il mare una grossa discarica…ma di guarirlo,facendolo …rivivere..Voi fate parte di quella categoria..che voleva mettere al rogo Galileo Galilei perchè affermava che la terra era rotonda e girava sul suo asse…Sento i brividi..assalirmi tutto il corpo..

    • Ciao Silvio.
      Devo dire che il tuo commento non è chiarissimo. Noi (noi chi?) faremmo parte della categoria che voleva mettere al rogo Galileo? A me non risulta.
      Rispetto la tua posizione (se capisco bene ritieni che le barriere artificiali siano una cosa positiva).
      Se ti vengono i brividi, evidentemente nessuno sta cercando di accendere un rogo: solo di fare informazione in maniera critica, e suggerire una riflessione personale che può portare a una posizione nettamente favorevole come la tua, a una posizione critica come la mia, o a una posizione nettamente contraria come quella di Clean Ocean Action. Il bello è proprio discuterne.
      Se ancora senti freddo prova con una sciarpa. Magari aiuta.

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